RASSEGNA STAMPA, La Stampa:”La Roma capotta, l’Inter torna in testa”
Il dramma si è consumato quando nessuno ormai l’aspettava. A 5’ dalla fine, la Samp, l’oggetto più miracoloso del campionato, ha spedito la Roma nella cantina dei sentimenti e nell’attico della disperazione: il 2-1 dei blucerchiati sui quali nessuno avrebbe scommesso nell’intervallo è la buccia di banana su cui i giallorossi sono scivolati quasi senza accorgersene, salvo ritrovarsi a terra e in lacrime con Totti che finiva per essere consolato da Cassano. Un “deja vu” nella storia romanista. Da ieri il diavolo ha le sembianze di Giampaolo Pazzini, l’uomo cui forse la Roma deve l’addio allo scudetto: due gol nella ripresa, due colpi al cuore di una città che si era riversata all’Olimpico come a una festa, cui la rete iniziale di Totti e i fuochi d’artificio del primo tempo avevano dato il via.
La Samp è sempre in corsa per il quarto posto (e ora insidia anche il terzo del Milan) ed è incredibile in rapporto alle forze di cui dispone: la stagione di Del Neri vale più di quando portò il Chievo in Europa e il rilancio di Pazzini, ammuffito nella Fiorentina, è un capolavoro di cui gode il calcio italiano impoverito di talento. Ma, ieri, la partita l’ha persa la Roma che recrimina per due rigori (uno piuttosto netto di Zauri) e dovrebbe farsi un esame di coscienza: ha sprecato troppo di un calcio spettacolare nel primo tempo, si è innervosita dopo il pareggio di Pazzini perdendo la lucidità e, facendo di ogni decisione arbitrale un attentato, ha finito per sfibrarsi quando aveva ancora in mano il gioco e soltanto le parate di Storari le avevano impedito il raddoppio.
Eppure la superiorità era stata netta. A chi, tornato ad occuparsi del nostro calcio dopo una lunga assenza, si raccontasse che una squadra con Zauri, Gastaldello, Lucchini e Ziegler in difesa lotta per entrare in Champions League verrebbe il dubbio legittimo di essere preso in giro. Sono bravi professionisti che danno il massimo ma ci sono giornate in cui il loro massimo non basta e il balletto della Roma nel primo tempo li aveva mandati in crisi: con Totti che si levava dalla marcatura i sampdoriani non avevano un punto di riferimento per la loro staticità. L’aggiunta di Vucinic e Menez aggiungeva incertezze alla loro confusione. Intendiamoci. Quando la Roma gioca con l’ispirazione di ieri diventa scorbutico per chiunque fermarla. Totti era la bellissima copia dell’individuo bolso visto nel primo tempo con la Lazio. Correva il doppio, ispirava il triplo rientrando sulla trequarti per fiondarsi negli spazi per concludere. E in più sul finire del 1° tempo faceva anche da paciere a una lite tra Perrotta e Vucinic. C’era nella Roma il piglio di chi vuole chiudere subito qualsiasi discorso.
L’errore del guardalinee Romagnoli che segnalava un fuorigioco fasullo di Cassano lanciato verso la porta al 1’ evitava ai giallorossi di cominciare in salita: la strada spianava con la rete di Totti imbeccato da Vucinic nel cuore della difesa impagliata. Al contrario di una settimana fa, quando battè la Lazio con due calci da fermo e niente più, la Roma si avvicinava agevolmente a Storari puntando sul dialogo in velocità. C’era lo spettacolo, mancava il possibile raddoppio. Ci provavano Juan in rovesciata, Totti in acrobazia dopo un tiro di Menez, Vucinic più volte, compreso il tocco che al 33’ finiva sul braccio di Zauri. Intanto la Samp mancava del consueto gioco d’insieme e della avanzata sulle fasce, timbro del suo allenatore. In avanti arrivavano lanci lunghissimi. Pazzini era contrastato, Cassano si sforzava di inventare pungolato dai fischi del pubblico che non gli ha perdonato la scelta di Madrid: l’effetto era di impotenza finchè all’inizio della ripresa il Fantantonio non inventava il cross per la testa di Pazzini, controllato male da Riise. Da lì cominciava il calvario, la Roma aggrediva e non passava seppure avesse un Toni in più. Un punto sarebbe stato come una sconfitta ma la sconfitta arrivata dal piede di Pazzini sul cross di Mannini è un colpo da cui sarà difficile risollevarsi.